Con le tre pronunce qui in commento il Consiglio di Stato ha assunto una precisa, e concordante, posizione con riguardo al tema della compartecipazione al costo delle persone gravemente disabili ex art. 3 co. 3 della Legge 104/1992 e delle persone ultra sessantacinquenni la cui non autosufficienza fisica o psichica sia stata accertata dalle aziende unità sanitarie locali.
La posizione assunta s’inserisce nel solco delle più recenti del medesimo Supremo Consesso Amministrativo, n. 1607/2011 e n. 5185/2011.
Passiamole brevemente in rassegna, perché a margine del fatto che ribadiscono concetti già noti, vi sono alcuni profili di interesse per alcuni Legislatori regionali, segnatamente quello lombardo e quello sardo.
In Cons. St., sez. III, 10 luglio 2012, sent. n. 4071, il Collegio ha dovuto confrontarsi con la legittimità, così ritenuta in primo grado dal TAR di Brescia, nella propria sentenza n. 936/2011, di alcune note del Comune di Brescia, concernenti la determinazione della quota a carico di una Persona per compartecipazione al costo del servizio fruito dalla di lui madre, ricoverata presso una RSA.
La controversia in esame si incentrava, infatti, sulla sussistenza o meno dell’obbligo di compartecipazione dei familiari al sostenimento delle spese per il ricovero definitivo del parente con disabilità; compartecipazione la cui misura l’appellato Comune di Brescia aveva, con proprio regolamento, deciso dovesse computarsi in base all’ISEE del parente o dei parenti anche non facenti parte del nucleo familiare anagrafico di provenienza del medesimo disabile, chiamati ad integrarne l’eventuale contributo in quanto soggetti civilmente obbligati agli alimenti e come tali appartenenti alla “rete familiare di sostegno”.
Alla luce delle classiche censure sempre proposte a sostegno dell’appello, ed in particolare la violazione, errata e falsa applicazione dell’art. 3 co. 2 ter e tabella 2 del 109/1998, ed ovviamente tenendo conto delle tesi comunali contrarie, il Collegio ha dapprima passato in rassegna le motivazioni addotte dal Giudice di prime cure nel proprio decisum.
Questi, in estrema sintesi, aveva ritenuto che il criterio della valutazione delle condizioni economiche mediante ISEE dovesse contemplare, nell’assenza di un dPCM attuativo dell’art. 3 co. 2-ter del Decreto legislativo n. 109/1998, mai emanato, potesse essere tradotto in scelte concrete delle Amministrazioni competenti in materia di interventi sociali sul territorio, le quali legittimamente potevano valutare la situazione economica tenuto conto del reddito dell’intero nucleo familiare interpretato in senso ampio, comprensivo di figli e loro coniugi.
Il Consiglio di Stato ha ritenuto che le argomentazioni e conclusioni del TAR, e del Comune appellante, non potevano essere condivise.
Ed è giunto a questa considerazione richiamando il proprio più recente orientamento giurisprudenziale, il quale se da un lato legittima la regolamentazione da parte degli Enti erogatori nel fissare i requisiti per accedere alle prestazioni o alle agevolazioni economiche anche in base al criterio dell’ISEE ed anche prevedendo la partecipazione dei soggetti civilmente obbligati, dal momento che “tale elemento non contrasta con alcuna disposizione statale e rientra nella riconosciuta possibilità di introdurre criteri differenziati e aggiuntivi di selezione dei destinatari degli interventi (artt. 1 e 3, d. lgs. n. 109/98)”, risultando addirittura “ragionevole valutare in modo diverso chi ha comunque una fonte di sostentamento, costituita dalla presenza di un obbligato agli alimenti, da chi tale fonte non ha”, ha stabilito, che deve considerarsi illegittimo un regolamento (come, nel caso in trattazione, il regolamento del Comune di Brescia) che non operi una distinzione tra la posizione dei disabili gravi o anziani non autosufficienti e quella degli altri Utenti, poiché lo stesso Decreto legislativo n. 109 del 1998 prevede per tali particolari situazioni l’utilizzo di un diverso parametro, basato sulla condizione economica del solo interessato.